
WINTER ROSES
a Piece by Sara Marzaduri
“La rosa che non canto, quella che è peso e fragranza, quella del nero giardino nell’alta notte, quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera […] ” La Rosa, Jorge Luis Borges
Direction / Choreography / Scenic Writing
Sara Marzaduri
Compagnia
I Giardini di Sharazàd:
Ester Braga, Agnes Magyar, Maria Vittoria Cassanelli, Giulia Tarantola, Grazia Schiavone,
Sara Bruscino, Samantha Vichi
Music
Francisco Tàrrega, Gaspar Sanz, Johann Sebastian Bach
Classic Guitar
Nicola Miele
Duration
1 h
Premier
January 2016 – Teatro Ridotto – Bologna
Production
Centro Culturale Sharazàd
Poster Photo
Domenico Paolicelli
Photo Pasquale Soria
Teatro Ridotto – Bologna
Review 2 December 2016
LE ROSE D’INVERNO E LA PIOVRA DI LYNCH
by Richard D. Hutchinson
” Winter Roses è stata un’esperienza molto densa e brada.Si tratta inconsapevolmente di un’operazione raffinatissima di post-teatro perché esce dalla insopportabile e novecentesca necessità petit-bourgeois di avere una “trama” o una rassicurante delineazione di “personaggi”.Ogni attrice ha messo in scena un “Altro da sé” in una maniera talmente non mediata da risultare insopportabilmente emozionante e, di fatto, purificando la classica separazione pubblico/palcoscenico. Il palcoscenico è fin dalle prime immagini, impressioni, diventato il luogo onirico di ciascun “ardito” seduto in sala. Io stesso ho subito a tratti crisi vagali narcolettiche per poter maneggiare tutto il materiale incandescente che affiorava costantemente. La oscenità e sublime dolcezza che si è dispiegata nello spirito di tutti i presenti ha dipanato una matassa, un groviglio di emozioni al di là delle intenzioni della regia: inquietante e balsamico si è trattato di qualche cosa di talmente avanzato da non essere facilmente gestibile nell’ordinaria quotidianità.Post-teatro dicevo perché tutto basato su intuizione, dolore, sollievo e carne.Winter Roses è carne trapassata da Spirito sostanzialmente…Ma l’aspetto più potente dell’esperienza consiste nella venerazione del maschio/fallo/sovrano che tutto lo spettacolo ha mostrato a faville, acqua di tempra e colpi di martello.Il carciofo/fallo in esfoliazione, il corpo dell’attrice (era una sola donna caleidoscopica sul palco, apparentemente divisa in schegge differenti) che fungeva da tentacolo primordiale, la sacra scelta del profano ordinario, sono gli elementi che hanno mostrato il vero e profondissimo (abissale) volto lynchano di tutto il lavoro.La metafora inoppugnabile che si è offerta alla fine, nel giardino delle rose, è stata di dignità “vetero-testamentaria” e di aroma emozionante: la liberazione dalla abissale gabbia di bronzo di un enorme Kraken/piovra color rosa carne che verte alla luce.Alla superficie dell’Oceano. E quel rubino, dall’ineffabile e difficilmente sostenibile puro sorriso, a guidare la carnale ed eroticissima emersione del Leviatano verso gli irati flutti shakespeariani. Ho testimoniato un capolavoro. Raro e finissimo …e bisogna essere pazzi per volercisi immergere, ma è urgentissimo farlo. Grazie a tutte “.
I GIARDINI DI SHARAZÀD
I Giardini di Sharazàd è un gruppo performativo diretto e fondato da Sara Marzaduri nel 2013. Il nome deriva dalla figura di Sharazàd, dalla quale prende il nome il nostro Centro, eroina de Le Mille e Una Notte che salva la sua vita e il suo popolo raccontando storie al sultano e tramutando il racconto in poesia. I Giardini simboleggiano i giardini interiori di ognuno dei danzatori che vengono portati in scena, giardini poetici che si vengono a creare davanti agli occhi dello spettatore durante gli spettacoli. Sono anche i giardini creativi di ognuno di noi, quelli che ci portiamo nel cuore, che vanno coltivati con cura e pazienza e che I Giardini di Sharazàd vuole andare ad alimentare e risvegliare.
Le danze che vengono portate in scena sono create dagli allievi del Centro Culturale Sharazàd all’interno dei corsi: A Corpo Vivo; Il Corpo Scenico; Laboratorio di Teatro Danza diretti da Sara Marzaduri. Attualmente il gruppo è aperto ed internazionale.






